I cantieri pugliesi della ex Manelli di Monopoli «sono in gran parte fermi, gli stipendi arrivano in ritardo e gli operai e impiegati anticipano di tasca propria il carburante per lavorare». Lo denunciano i sindacati Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil di Bari che hanno proclamato «lo stato di agitazione» del personale della Manelli Impresa – il cui ramo d’azienda è in portafoglio alla Cmc Ravenna – per la sede di Monopoli e per tutti i cantieri delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani.
La decisione, riferiscono le sigle in una nota, è stata presa dall’assemblea dei lavoratori del 23 ottobre.
Dal primo dicembre del 2025 la cooperativa ravennate ha in affitto il ramo d’azienda di Manelli Impresa e ha rilevato i contratti di oltre 680 dipendenti, quasi 150 in Puglia.
Il gruppo romagnolo, osservano le organizzazioni sindacali, si era impegnato a pagare gli arretrati e a mantenere condizioni economiche, inquadramenti e mansioni.
Gli impiegati di Monopoli, aggiungono i sindacati, non hanno una programmazione né indicazioni precise, e alle organizzazioni sindacali non è stato presentato alcun piano industriale.
I sindacati ricordano inoltre che il gruppo e le sue controllate hanno ceduto a un veicolo di cartolarizzazione crediti per riserve su commesse pubbliche per 1,8 miliardi, senza impegni sull’uso di queste risorse per far ripartire i cantieri. Manelli Impresa, titolare del ramo d’azienda, ha poi presentato il 14 ottobre domanda di concordato preventivo: se l’affitto venisse meno, i lavoratori tornerebbero in capo a un’impresa in procedura concorsuale.
Le sigle chiedono un incontro con la direzione per la presentazione del «piano Industriale e delle prospettive delle commesse, il cronoprogramma di riattivazione dei cantieri, l’organizzazione del lavoro e la catena di comando della sede di Monopoli, la stabilità degli assetti dirigenziali e l’individuazione di interlocutori aziendali certi, la regolarità delle retribuzioni e delle spese anticipate dai lavoratori, l’omogeneità di trattamento tra i dipendenti inquadrati nelle medesime categorie e le garanzie di continuità occupazionale». In assenza di risposte, le sigle sindacali si riservano «ulteriori iniziative di mobilitazione».
