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Bitonto, reflui industriali scaricati nel sottosuolo: scatta il sequestro di uno stabilimento

Blitz della Guardia costiera di Molfetta in un’azienda che tratta metalli: le analisi dell’Arpa hanno rilevato alte concentrazioni di metalli pesanti

Bitonto, reflui industriali scaricati nel sottosuolo: scatta il sequestro di uno stabilimento
Il personale della Guardia costiera pone i sigilli allo stabilimento di Bitonto

Un condotto di 23 metri per scaricare i residui della lavorazione dei metalli. Le analisi dell’Arpa Puglia hanno evidenziato concentrazioni elevate di metalli pesanti.

L’azienda, secondo gli accertamenti, era priva delle autorizzazioni necessarie. Un tubo che affondava per 23 metri nel terreno e che, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato per liberarsi dei reflui prodotti dalla lavorazione industriale. È il ritrovamento che ha fatto scattare il sequestro preventivo di uno stabilimento specializzato nel trattamento dei metalli, con sede operativa nel territorio di Bitonto.

Il provvedimento è stato eseguito dalla Guardia costiera di Molfetta nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari. L’indagine è partita nel marzo scorso, dopo un controllo all’interno dell’azienda, dove venivano effettuate operazioni di zincatura e rivestimento dei metalli attraverso bagni galvanici contenenti acido cloridrico.

Durante l’ispezione, i militari del nucleo operativo di polizia ambientale della capitaneria di porto hanno individuato il particolare sistema di smaltimento, costituito da un condotto che penetrava nel sottosuolo fino a circa 23 metri. Gli accertamenti successivi avrebbero consentito di ricostruire il funzionamento dell’impianto e la destinazione dei residui della lavorazione.

Secondo l’ipotesi investigativa, i reflui sarebbero stati convogliati direttamente nel terreno, evitando i normali procedimenti di trattamento e depurazione e il successivo conferimento secondo le modalità previste dalla normativa. A fornire un elemento decisivo all’inchiesta sono state le analisi dell’Arpa Puglia.

I campioni prelevati nel sottosuolo hanno evidenziato concentrazioni particolarmente elevate di metalli pesanti, risultate compatibili, sotto il profilo chimico, con le sostanze impiegate nelle vasche utilizzate per la zincatura. Nel corso delle verifiche sono emerse anche presunte irregolarità sul fronte amministrativo ed edilizio. In particolare, sarebbero risultati assenti i titoli abilitativi necessari allo svolgimento dell’attività industriale, così come l’autorizzazione unica ambientale.