Le sale giochi come possibile snodo per riciclare denaro della criminalità organizzata, trasformando vincite altrui in una giustificazione apparentemente lecita di patrimoni illeciti. È lo scenario delineato dalla Procura di Bari, che ha chiesto il rinvio a giudizio per 102 persone nell’ambito dell’inchiesta sul presunto controllo mafioso di attività legate a slot machine e videolottery.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’organizzazione avrebbe favorito la penetrazione economica dei clan Diomede e Mercante attraverso numerose sale giochi, avvalendosi anche della collaborazione di un commercialista ritenuto compiacente.
Tra gli indagati figurano pregiudicati, professionisti e imprenditori, compresi i fratelli Massimiliano, Alessandro e Antonio Snidar, titolari di attività finite sotto la lente investigativa. Uno dei meccanismi contestati riguarda la compravendita di ticket vincenti. I tagliandi, realmente ottenuti da altri giocatori, sarebbero stati ceduti in cambio di denaro e intestati a soggetti vicini ai clan, così da far apparire lecita la provenienza delle somme riscosse.
Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito di schermare capitali di origine criminale attraverso operazioni formalmente regolari. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio aggravati dal metodo mafioso, violenza privata, peculato, bancarotta fraudolenta e reati tributari.
Nel luglio scorso l’indagine aveva portato all’arresto di 20 persone. L’udienza è fissata per il 9 dicembre nell’aula della Corte d’Assise di Bari.
