Un sistema costruito attorno a sale slot, videolottery e ticket vincenti che, secondo gli investigatori, avrebbe trasformato il gioco d’azzardo in uno strumento per ripulire denaro proveniente da attività criminali. È il quadro delineato dalla maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari e della Guardia di Finanza, che ha portato all’esecuzione di numerose misure cautelari e al sequestro di beni per un valore superiore ai 60 milioni di euro.
Al centro dell’indagine figura Alessandro Snidar, 50 anni, indicato dagli inquirenti come il presunto regista di una struttura economica che avrebbe messo a disposizione della criminalità organizzata una rete di attività dedicate al gioco, utilizzate – secondo l’accusa – per occultare l’origine di ingenti somme di denaro.
L’inchiesta avrebbe evidenziato un meccanismo articolato basato sulla gestione di premi vincenti. I ticket sarebbero stati intestati a persone estranee ai circuiti criminali, spesso incensurate o in condizioni economiche fragili, che in cambio avrebbero ricevuto una parte della somma riscossa. Una quota del premio sarebbe poi rimasta nelle disponibilità delle sale coinvolte. Secondo la ricostruzione investigativa, in un arco temporale di circa otto anni sarebbero stati incassati oltre 62mila ticket riconducibili a circa 5.800 soggetti, per un valore complessivo stimato in 96 milioni di euro. Numeri che, per gli investigatori, rappresenterebbero la dimensione di un sistema capace di movimentare ingenti capitali attraverso operazioni apparentemente legate al gioco.
Le accuse ipotizzate dagli inquirenti riguardano, a vario titolo, reati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e altre violazioni. Tra le persone coinvolte figurano Snidar, alcuni familiari e collaboratori. Per altri indagati sono stati disposti provvedimenti meno afflittivi, tra cui arresti domiciliari e divieti di esercitare attività imprenditoriali. Il provvedimento cautelare ha riguardato anche il patrimonio ritenuto riconducibile al gruppo: sotto sequestro sono finite sei società, tredici sale slot e diversi immobili distribuiti tra Bari e provincia.
Per la Procura, l’attività investigativa avrebbe svelato un intreccio tra economia legale e interessi della criminalità organizzata, con il settore del gioco individuato come possibile canale di reinvestimento.
Nell’indagine compare inoltre il titolare del bar Viola di corso Sonnino, raggiunto dalla misura degli arresti domiciliari con l’accusa di riciclaggio. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’uomo avrebbe favorito alcune operazioni consentendo il pagamento di debiti di Snidar attraverso soggetti terzi e contribuendo all’intestazione di premi a persone diverse dal reale destinatario. L’imprenditore respinge ogni contestazione e ha annunciato la propria difesa nelle sedi competenti. L’inchiesta offre uno spaccato sul possibile ruolo assunto dalle attività di gioco nel tessuto economico cittadino.
Secondo gli investigatori, la criminalità organizzata barese non si limiterebbe più a infiltrarsi nei settori produttivi, ma avrebbe sviluppato forme di presenza strutturata capaci di intrecciare interessi illeciti e attività apparentemente regolari.
