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Bari, racket delle case popolari a San Pio: scattano gli arresti dopo le minacce

L’inchiesta affonda le radici nei fatti dello scorso giugno, quando un appartamento comunale appena assegnato secondo i criteri della graduatoria ufficiale venne preso d’assalto, devastato e reso del tutto inabitabile prima ancora che il nucleo familiare potesse trasferirsi

Bari, racket delle case popolari a San Pio: scattano gli arresti dopo le minacce
Gli assessori Michelangelo Cavone e Nicola Grasso a San Pio

Nelle scorse ore i Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bari, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei presunti responsabili delle gravi intimidazioni e dei danneggiamenti perpetrati ai danni degli aventi diritto a un alloggio di edilizia residenziale pubblica nel quartiere San Pio, alla periferia nord del capoluogo pugliese.

L’inchiesta

L’inchiesta affonda le radici nei fatti dello scorso giugno, quando un appartamento comunale appena assegnato secondo i criteri della graduatoria ufficiale venne preso d’assalto, devastato e reso del tutto inabitabile prima ancora che il nucleo familiare potesse trasferirsi. Contestualmente, i legittimi assegnatari furono bersaglio di pesanti minacce e ritorsioni, spinte al punto da costringere l’amministrazione comunale a ricollocare con urgenza la famiglia in un’altra abitazione nel quartiere San Paolo per garantirne la sicurezza e l’incolumità. Una vera e propria spedizione punitiva, documentata e rivendicata persino attraverso video diffusi sui social network per ostentare la prepotenza del controllo territoriale e ribadire la presunta intoccabilità degli alloggi di fronte alle norme di legge.

A dare l’innesco decisivo alle indagini era stata la denuncia formale presentata all’autorità giudiziaria dall’assessore comunale alla Legalità Nicola Grasso e dall’assessore al Welfare Michelangelo Cavone. All’indomani dei provvedimenti restrittivi, i due esponenti della giunta barese hanno espresso plauso per l’operato di magistrati e militari: «Gli arresti confermano quanto fosse doveroso denunciare subito ciò che accadde a San Pio. Il danno inferto alla comunità è stato enorme: una famiglia perbene ha dovuto rinunciare alla casa ottenuta nel rispetto delle regole e un immobile pubblico è stato distrutto, sottraendo una risposta concreta a chi attende un tetto da anni».

Nel mirino degli inquirenti e dell’amministrazione c’è soprattutto il disegno di controllo criminale sotteso all’episodio. «Gli elementi raccolti e l’uso spregiudicato dei social – proseguono Grasso e Cavone – delineano il tentativo di affermare una prevaricazione di territorio, facendo passare il messaggio inaccettabile che la forza bruta prevalga sul diritto. È una logica che contrasteremo senza sconti. Distruggere un bene pubblico significa colpire i più fragili: su questo terreno le istituzioni non arretreranno di un millimetro. Ogni casa liberata dall’abusivismo è un presidio di legalità restituito a chi ne ha reale diritto».

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