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Bari, polemiche sulla carriera “alias”: il vannacciano Sasso attacca l’Ateneo. Gli uffici: «Prassi diffusa»

Il deputato di Futuro nazionale contesta l’uso fluido dei servizi senza certificato medico. Dall’Università del capoluogo citano Trento e Bologna

Bari, polemiche sulla carriera “alias”: il vannacciano Sasso attacca l’Ateneo. Gli uffici: «Prassi diffusa»
Studenti seguono una lezione in un’aula universitaria

La carriera “alias” torna al centro dello scontro politico e questa volta il caso passa anche da Bari. A sollevare la questione è Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale con Vannacci e capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione, che contesta la modifica approvata dal Senato accademico dell’Università Aldo Moro: per attivare il percorso non sarà più necessario presentare una certificazione medico-psicologica. «A Bari l’Università ha addirittura tolto il certificato medico-psicologico», attacca Sasso, secondo il quale la scelta renderebbe l’identità modificabile sulla base della sola autodeterminazione. Il parlamentare collega il caso barese a quello dell’istituto Paolo Savi di Viterbo, dove è esplosa la polemica sui cosiddetti bagni «fluidi».

La modifica barese

La decisione dell’Ateneo modifica il regolamento del 2023, che prevedeva una documentazione attestante un percorso psicologico e/o medico. Il 28 settembre il Senato accademico ha approvato l’eliminazione di quel requisito, su proposta del Comitato unico di garanzia. La carriera alias consente di utilizzare all’interno dell’Università un nome di elezione collegato alla carriera anagrafica: non comporta però una rettifica dei dati dello stato civile e non produce effetti legali all’esterno dell’Ateneo.

È su questo punto che le due letture divergono. Sasso richiama la normativa sulla rettificazione anagrafica e sostiene che «per cambiare i connotati anagrafici serve una certificazione medica». Il provvedimento universitario serve soltanto a consentire, all’interno dell’ateneo, l’uso del nome scelto in alcuni servizi: al contrario, certificati ufficiali e atti con rilevanza esterna continuano a fare riferimento ai dati legalmente riconosciuti.

L’orientamento nazionale

Dall’Università di Bari, interpellata sulla polemica, non è arrivata al momento una replica ufficiale. Dagli uffici viene però fatto notare che la scelta non rappresenta un’eccezione. L’Università di Trento applica dal 2020 un regolamento fondato sul principio di autodeterminazione; Bologna, dall’autunno 2021, consente la carriera alias senza diagnosi mediche o perizie psichiatriche.

Il riferimento richiamato è quello delle linee guida elaborate dalla Conferenza nazionale degli organismi di parità delle università italiane e adottate e diffuse anche dalla Commissione sulle tematiche di genere della CRUI, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, associazione che riunisce gli atenei rappresentati dai rispettivi rettori. Un orientamento che separa la gestione interna dell’identità elettiva dal percorso necessario per modificare l’identità anagrafica.