È sul terreno dei fatti, più che delle interpretazioni, che la difesa di Maria Carmen Lorusso prova a incrinare l’impianto dell’inchiesta Codice interno. Nel processo che vede l’imputata accusata di associazione per delinquere finalizzata, secondo la contestazione, allo scambio di favori per assicurarsi voti alle elezioni comunali del 2019, il controesame ha riportato sotto i riflettori alcuni elementi ritenuti significativi dalla difesa.
La ricostruzione proposta in aula parte da un’assenza: quella di Lorusso dalle cene elettorali finite nell’attenzione degli investigatori. Secondo quanto emerso nel corso dell’esame, la moglie di Olivieri non avrebbe preso parte ad alcuno di quegli appuntamenti. Un particolare che la difesa considera rilevante per mettere in discussione il coinvolgimento dell’imputata nelle attività elettorali sulle quali si concentra l’accusa. Ma non è l’unico tassello sottoposto all’attenzione del tribunale.
Nel controesame è stato evidenziato anche che il telefono cellulare di Lorusso non sarebbe mai stato intercettato dalla polizia. Un dato che, nell’ottica della difesa, assume particolare rilievo nella ricostruzione dei rapporti e dei contatti che avrebbero caratterizzato il presunto sistema al centro dell’indagine.
La questione, però, non riguarda soltanto le frequentazioni o le comunicazioni. Un altro punto sollevato in aula riguarda l’attività amministrativa. Secondo quanto ricostruito durante il controesame, non sarebbero emerse iniziative concrete riconducibili a Lorusso e dirette a favorire i clan baresi. È proprio su questo passaggio che la strategia difensiva sembra concentrare una parte importante della propria linea. L’obiettivo è mettere in evidenza la distanza tra l’imputazione formulata dalla Procura e comportamenti specifici che possano dimostrare, in concreto, una partecipazione dell’imputata alle dinamiche criminali contestate.
Il quadro, naturalmente, dovrà essere letto insieme a tutti gli altri elementi raccolti nel corso del procedimento. Gli aspetti emersi nel controesame rappresentano infatti la prospettiva della difesa e non esauriscono il complesso delle risultanze investigative.
L’accusa sostiene l’esistenza di un meccanismo nel quale rapporti, favori e consenso elettorale sarebbero stati inseriti in una più ampia trama associativa. La difesa, al contrario, punta a separare la posizione di Lorusso da quella degli altri soggetti coinvolti nell’inchiesta, sottolineando l’assenza di comportamenti che, a suo giudizio, possano tradursi in una concreta adesione all’associazione contestata. È dunque su questo terreno che il processo continua a giocarsi una partita delicata: da una parte la ricostruzione accusatoria del presunto sistema di scambio elettorale; dall’altra la necessità, sostenuta dalla difesa, di individuare condotte individuali precise e verificabili. Saranno ora l’insieme delle testimonianze, dei documenti e degli altri elementi acquisiti nel dibattimento a consentire al tribunale di delineare con maggiore chiarezza il ruolo attribuibile a ciascun imputato.
