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Bari, a Mungivacca cento alloggi ma non per gli studenti: per i fuorisede continua l’emergenza

Il posto letto è diventato una voce pesante nel bilancio delle famiglie e la disponibilità limitata rende la ricerca dell’alloggio complicata

Bari, a Mungivacca cento alloggi ma non per gli studenti: per i fuorisede continua l’emergenza

Un pezzo di Mungivacca è pronto a cambiare volto, ma la trasformazione porta con sé una domanda destinata a far discutere: in una città che ogni anno accoglie migliaia di universitari in cerca di una stanza, perché i nuovi alloggi non saranno destinati agli studenti? La risposta passa dalla variante urbanistica approvata dal Comune di Bari per l’area di via Amendola.

Il progetto che per anni aveva previsto una struttura residenziale per universitari viene superato da un nuovo intervento abitativo.

L’operazione dovrebbe portare alla realizzazione di cento appartamenti, divisi tra edilizia residenziale pubblica ed edilizia residenziale sociale, insieme ad attività commerciali e spazi destinati al quartiere. La scelta si inserisce in una delle questioni più delicate della Bari di oggi: quella dell’accesso alla casa. Per molte famiglie trovare un’abitazione sostenibile rispetto al proprio reddito è diventato difficile, mentre l’aumento dei canoni ha ristretto ulteriormente la fascia di chi può permettersi un appartamento sul mercato privato.

Da questo punto di vista, l’intervento di Mungivacca punta a costruire una risposta per chi è escluso sia dall’edilizia privata sia, in alcuni casi, dalle graduatorie dell’edilizia popolare. Ma c’è un altro mercato immobiliare in forte tensione: quello delle stanze per studenti.

A Bari la presenza di Università, Politecnico e altri istituti di formazione superiore alimenta ogni anno una domanda consistente da parte di giovani provenienti da altre città e regioni. Il posto letto è diventato una voce pesante nel bilancio delle famiglie e la disponibilità limitata di strutture dedicate contribuisce a rendere la ricerca dell’alloggio una parte complicata dell’esperienza universitaria. Il progetto originario di Mungivacca aveva proprio questa funzione.

La destinazione a residenza universitaria risaliva alla pianificazione dei primi anni Duemila, ma l’intervento non è mai arrivato alla conclusione. Un’area rimasta per lungo tempo incompiuta e che ora l’amministrazione intende recuperare attraverso una funzione abitativa differente. La Giunta considera infatti cambiato il quadro rispetto a quando quella previsione venne concepita. Nel frattempo sono stati programmati altri interventi per aumentare la disponibilità di residenze universitarie, anche attraverso risorse nazionali.

Tra le operazioni già avviate c’è quella dell’ex Nautico di via Abate Gimma, destinato ad accogliere 81 studenti. Il nodo, dunque, non è soltanto urbanistico. È una questione di priorità e di equilibrio tra bisogni diversi. Mungivacca può contribuire a recuperare un’area da anni inutilizzata e mettere sul mercato nuove abitazioni accessibili, ma contemporaneamente rinuncia a produrre nuovi posti letto proprio in un segmento dove la domanda continua a essere elevata.

La variante rappresenta così una scelta che va oltre i confini del quartiere. Da una parte c’è l’esigenza di dare una risposta all’emergenza abitativa delle famiglie; dall’altra quella di rendere Bari più accessibile a chi sceglie il capoluogo pugliese per studiare.