Non esiste un robot migliore in assoluto, ma quello più adatto al singolo paziente, alla sua storia clinica e alla patologia da trattare. È questa la nuova frontiera della chirurgia urologica robotica all’Ospedale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti, dove l’attività è iniziata nel 2005 e che dispone oggi di tre piattaforme: Da Vinci multiport, Hugo multiport e Da Vinci Single Port. A spiegarne impieghi e prospettive è Luigi Cormio, direttore dell’Unità operativa complessa di Urologia e professore ordinario all’Università Lum.
Professor Cormio, quali sono oggi i principali campi di applicazione della chirurgia robotica in urologia?
«Soprattutto il trattamento dei tumori della prostata, del rene e, più recentemente, della vescica. Nei centri specializzati si sta estendendo anche alla chirurgia ricostruttiva delle vie urinarie e al prolasso degli organi pelvici femminili».
Quali vantaggi offre nell’asportazione radicale della prostata?
«Innanzitutto la mininvasività: trauma ridotto, sanguinamento scarso o assente e recupero più rapido. La robotica garantisce inoltre una visione eccellente e una grande precisione, riducendo il rischio che rimangano cellule tumorali nell’organismo. Può anche migliorare i risultati funzionali, favorendo un recupero più rapido della continenza urinaria e, nei pazienti che avevano una normale funzione prima dell’intervento, della funzione erettile».
Negli ultimi anni sono arrivate nuove piattaforme. Che cosa cambia?
«Il Da Vinci multiport resta il sistema più versatile, ma il suo impiego può essere limitato dalla necessità di collocare il paziente con la testa molto inclinata verso il basso, o dalla presenza di aderenze dovute a precedenti interventi addominali. In questi casi la disponibilità di robot differenti offre possibilità importanti. Hugo può essere vantaggioso quando gli spazi sono ridotti, grazie all’indipendenza dei quattro bracci. Il Single Port, invece, consente di operare attraverso una sola incisione, non richiede quella particolare inclinazione del paziente e si adatta bene agli spazi esterni alla cavità addominale».
Al Miulli potete quindi personalizzare la prostatectomia radicale?
«Esattamente. Dal mio arrivo, nel settembre 2025, abbiamo eseguito poco meno di duecento prostatectomie radicali robotiche: circa il 50 per cento con il Da Vinci multiport, il 30 per cento con Hugo e il 20 per cento con il Single Port. La quota degli interventi eseguiti con quest’ultima piattaforma è però in crescita, alla luce dei vantaggi che stiamo riscontrando».
La disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate non comporta anche un rischio: che sia la macchina a orientare la scelta dell’intervento anziché l’indicazione clinica?
«Assolutamente no. Al contrario, la disponibilità di più piattaforme consente di scegliere, di volta in volta, quella che si ritiene preferibile per il singolo paziente».
Che cosa cambia concretamente per il paziente quando si può scegliere la piattaforma più adatta alla sua situazione?
«Una piattaforma più adatta a una determinata situazione può ridurre il rischio di complicanze e migliorare i risultati. È questa la strada che cerchiamo di percorrere: fare, quando possibile, sempre meglio».
La personalizzazione riguarda anche la chirurgia del tumore renale?
«Sì. La robotica viene ampiamente utilizzata per asportare, in modo mininvasivo, la massa tumorale, preservando il rene. Il Da Vinci multiport è la piattaforma più affidabile, ma precedenti interventi addominali oppure la posizione della massa possono rendere questo approccio difficile o impossibile. In tali casi le linee guida suggeriscono la chirurgia a cielo aperto, perché conservare il rene è prioritario rispetto alla mininvasività. Il Single Port ha però aperto nuovi scenari: permette di raggiungere la massa per via extraperitoneale, attraverso una piccola incisione sul fianco o all’inguine. Al Miulli abbiamo avviato da alcuni mesi questa procedura e i risultati preliminari sono incoraggianti».
E per i tumori della vescica?
«La letteratura più recente mostra che la cistectomia radicale robotica offre vantaggi in termini di minore sanguinamento, trauma ridotto e migliore recupero. Nel 2026 abbiamo avviato il programma al Miulli e l’esperienza maturata finora è stata positiva. Al momento il Da Vinci multiport è la piattaforma più adatta».
In quali altri ambiti prevede un ampliamento della chirurgia robotica?
«Un settore importante è quello della ricostruzione delle vie urinarie nei casi di malformazioni, stenosi o traumi. Un altro è il trattamento del prolasso degli organi pelvici femminili, una patologia frequente e invalidante per la quale la chirurgia robotica mininvasiva sta aprendo nuove possibilità. Ne parleremo in ottobre durante la prossima Masterclass di Uroginecologia, con interventi trasmessi in diretta dalle sale operatorie del Miulli».
