Un’impresa olivicola tramandata per tre generazioni e una famiglia, con un figlio appena nato, da sostenere. Nel mezzo ci sono le difficoltà di un comparto che si trova a fare i conti con spese insostenibili e una squadra di dipendenti che rischia di perdere il posto di lavoro se la campagna di raccolta delle olive salterà. È la storia di Pietro Finelli, un giovane imprenditore agricolo tranese che, come tanti suoi colleghi, era ieri a Corato, nella sala consiliare.
L’Azienda Agricola Parente è nata per hobby del nonno, poi il passaggio al papà di Pietro ed infine la sua gestione con una visione sempre più ambiziosa di quello che in Puglia viene definito “l’oro verde”.
Pietro ha deciso di comprare casa due anni fa, poi la nascita del suo primogenito il mese scorso, ora la paura di non farcela e di fermare persino i mezzi. «Possiamo aspettare ancora per poco, poi in queste condizioni ci conviene evitare le spese – ci confida – non vogliamo chissà che, vogliamo quanto meno rientrare nelle spese e guadagnare qualcosa di dignitoso».
Attualmente soltanto per rientrare nei costi servirebbe vendere a 70 euro al quintale, mentre ora il prezzo viaggia a quasi 40 e a dispetto di quote che nelle annate precedenti hanno superato i 120 euro. «Ho investito tanto, da giovane, ora ho paura di come possa andare il futuro. Parteciperemo a queste proteste pacifiche per dare un segnale allo Stato». La speranza nei suoi occhi non manca, ma per definire la situazione in una sola parola utilizza un colore: «È nera».
