Al di là delle sbarre, una pena efficace e una profonda riflessione su un processo di riqualificazione del sistema carcerario, oltrepassando le criticità del momento. Le presenti riflessioni partono dalla esperienza vissuta all’interno dell’Istituto di Pena e sottolineando la centralità del tema, in un momento storico che deve approdare a una pragmatica convergenza, al fine di determinare soluzioni strategiche adeguate. Studiando la storia della mitologia greca, ho posto particolare attenzione sulla figura di Icaro, personaggio apicale in ragione del concetto di forza e di onnipotenza.
Ogni ristretto, come Icaro, è chiamato a superare un limite dettato da una situazione contingente, limitativa e sofferente. Per oltrepassare tale limite è necessario, inevitabilmente, partire da un’attenta introspezione, per comprendere i propri errori, maturare un ravvedimento e armare un senso di coscienza rinnovato. Solo a quel punto è possibile, come statuito dall’articolo 27 della Costituzione, aderire a un percorso riabilitativo che sia di forma e di sostanza. È necessario oltrepassare il limite indotto dalla sofferenza causata dalla lontananza dai propri cari. Al di là delle sbarre, c’è un contorno familiare che attende il ritorno del proprio caro, con l’auspicio che sia un ritorno che non preveda più allontanamenti e partenze.
In questo, proprio come per il mito preso a riferimento, anche le persone care devono oltrepassare il dolore del tempo e della distanza, cercando di creare una vicinanza indissolubile, non scalfita da barriere di tempo e di luogo, al contrario tutto sarebbe ricollocato nell’ambito dell’oblio del nulla o del superficiale. Proprio come in un labirinto, risulta necessario individuare una via di uscita luminosa per realizzare i desideri di liberazione e maturare la volontà di spiccare il volo verso mete soleggiate.
Sono tutti pensieri indotti dall’introspezione che ogni recluso fa in solitudine e nell’isolamento della propria cella in attesa di un nuovo giorno. Solo la luce può illuminare il cammino, solo gli affetti possono colorare i percorsi, solo la speranza può fornire la spinta ad andare avanti e ad oltrepassare il limite del labirinto. Ovviamente, non bisogna volare troppo in alto perché un’eccessiva altitudine può determinare il crollo della speranza e distruggere, inesorabilmente, il sogno di libertà. Bisogna partire dalla sfera affettiva vicina e ambire a raggiungerla, con il sacrificio, a discapito del facile benessere e dell’illusorio valore del bene materiale. La ricchezza può affabulare, mentre i sentimenti del bene e dell’amore aiutano a costruire castelli capaci di resistere al tempo e alle distanze. Ogni giorno di lontananza dev’essere utilizzato per creare vicinanza, per sconfiggere l’inquietudine, per eliminare la sofferenza. Il tempo ozioso fagocita, quello impiegato con impegno pervicace, animosità e volontà costruisce ponti. È necessario, per oltrepassare le zone d’ombra del passato, ridefinire il proprio progetto di vita, ricalibrandolo su finalità e obiettivi nobili, che si sposino con il vivere tranquillo e che siano conformi al rispetto e all’amore del proprio sé, dei propri cari, del prossimo. Solo così le persone potranno essere guardate negli occhi con rispetto, nella tutela della libertà e dei diritti altrui.
Ovviamente, le ali che consentono tutto ciò non devono essere costruite con la cera: si scioglierebbero al sole. Devono essere supportate da un impegno individuale, coadiuvato da tutti coloro che quotidianamente offrono, con spirito di abnegazione, il proprio supporto affinché il peso del percorso si alleggerisca. Il volontariato, trasparente e genuino, offre questa possibilità che deve essere colta come un raggio di sole che il Mondo Divino invia per illuminare l’oscurità della cella. Oltre le “sbarre” c’è la vita che chiama, c’è un figlio che attende il proprio papà per condividere gioie e dolori o che, più semplicemente, vuole giocarci insieme. La vita è meravigliosa, in quanto palcoscenico in grado di fornire tante sceneggiature, tante opportunità, tanta ricchezza immateriale. L’orientamento al bene deve distruggere il limite indotto dal disorientamento del male, deve fare uscire dal labirinto, far sì che la luce del sole sia apprezzata, evitando che l’eccessivo calore dei suoi raggi possa sciogliere i propri sogni. Solo così si potrà spiccare un volo alto e sicuro, non pindarico e distruttivo, che possa permettere di raggiungere Atene. Prima di arrivare all’obiettivo, prima di volare, c’è un cammino da affrontare e delle sofferenze da patire. La magnificenza è proprio questa, e quelle ali diventano ali della libertà.