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Brindisi Cronaca

Oria, auto della Polizia locale distrutte in un incendio: le telecamere riprendono i responsabili

In due, col volto coperto, armati di taniche di benzina che hanno riversato intorno alle 21 sulle auto della Polizia locale oritana per poi far scoppiare l’incendio. Le telecamere hanno ripreso l’episodio avvenuto nella serata di martedì 25 marzo, quando due individui hanno distrutto i due unici veicoli in dotazione al Corpo, una Fiat Tipo e una Fiat Panda, parcheggiati davanti al Comando nei pressi del Municipio.

Indagini in corso

L’area è coperta da un sistema di videosorveglianza, e le telecamere hanno ripreso l’intera scena. Gli autori hanno cosparso i mezzi con liquido infiammabile e appiccato il fuoco, compiendo l’azione in pochi minuti, precisamente alle 21:02. Le fiamme hanno avvolto rapidamente le auto, e molti passanti hanno immortalato il rogo con i loro smartphone, condividendo le immagini sui social. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i Vigili del Fuoco di Francavilla Fontana, che hanno domato l’incendio in breve tempo.

Il danno

L’attacco ha causato gravi conseguenze, non solo dal punto di vista finanziario. Al momento, il Comando di Polizia Locale si trova senza mezzi operativi, rendendo necessario il noleggio di veicoli o l’utilizzo temporaneo di auto messe a disposizione da altri Comandi della zona. Il costo di questa soluzione peserà inevitabilmente sulle casse comunali.

L’episodio si inserisce in un periodo di maggiore attività della Polizia Locale, potenziata di recente grazie a nuove assunzioni. L’aumento dei controlli sul rispetto del codice della strada, sul commercio ambulante e sulle attività commerciali ha suscitato malcontento tra chi non rispetta le regole. Resta da capire se l’incendio sia stato una ritorsione contro i controlli intensificati e l’incremento delle sanzioni.

Gli investigatori stanno analizzando le immagini di sorveglianza per ricostruire il percorso dell’auto utilizzata dai due attentatori. I carabinieri di Oria, insieme ai colleghi della compagnia di Francavilla Fontana, sotto la guida del capitano Alessandro Genovese, stanno conducendo indagini serrate, con perquisizioni e posti di controllo per risalire all’identità dei colpevoli.

Le reazioni

«Quanto accaduto questa sera davanti al nostro Municipio è un atto vile, gravissimo e inaccettabile, che condanno con assoluta fermezza e senza alcuna esitazione». Scioccato ma deciso il sindaco di Oria, Cosimo Ferretti, che ha affidato anche ai social alcune riflessioni. «Colpire con la violenza la Polizia Locale significa attaccare lo Stato, le Istituzioni e l’intera comunità di Oria. Di fronte a tali gesti, lo Stato e le sue Istituzioni non possono e non devono mai arretrare. Sono certo che tutte le forze dell’ordine e le autorità preposte faranno sentire immediatamente e con forza la loro presenza e il loro controllo sul territorio. Oria è una città sana, che respinge la violenza e l’illegalità con fermezza e determinazione: non ci lasceremo mai intimidire».

Commenti sono giunti anche dall’eurodeputata Valentina Palmisano del M5s che ha definito l’atto «vile e di una violenza inaudita che non potrà mai trovare alcuna giustificazione»; Luigi Caroli, neo presidente commissione Antimafia Puglia, auspica «che vengano subito garantiti alla giustizia i responsabili, ma personalmente mi adopererò perché sugli ultimi avvenimenti di cronaca avvenuti in provincia di Brindisi ci sia uno studio dei fenomeni criminali attraverso l’audizione dei vertici delle forze dell’ordine e della magistratura».

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Brindisi Sviluppo e Lavoro

Brindisi, i sindacati ancora contro Lyondell Basell: «Scelte unilaterali e dannose»

Ancora prese di posizione delle sigle sindacali dopo la diffusione della notizia del ritiro dalla vendita dello stabilimento Basell di Brindisi.

La Fialc Cisal esprime forte disapprovazione per l’atteggiamento unilaterale della multinazionale americana Lyondell Basell, accusata di ignorare non solo le organizzazioni sindacali, ma anche il territorio brindisino da cui ha tratto enormi benefici nel corso degli anni.

Dismissione programmata

Il disimpegno della società, secondo il sindacato, non è una decisione improvvisa, ma ha radici lontane. Già nel 2022, infatti, Lyondell Basell ha scelto di investire nel sito di Wesseling, in Germania, per sviluppare la tecnologia Mo.Re.Tec, piuttosto che destinare risorse al polo industriale di Brindisi.

A fronte dell’impegno dimostrato da ENI Versalis, che ha siglato un protocollo ministeriale per superare le produzioni tradizionali e rimanere nel territorio con nuovi business, Lyondell Basell appare invece intenzionata a dismettere progressivamente le proprie attività, rinunciando di fatto al ruolo di impresa responsabile.

Secondo la Fialc Cisal, la giustificazione fornita dalla multinazionale, ossia l’impossibilità di ricevere materia prima dallo stabilimento petrolchimico, è pretestuosa. Il sindacato ricorda che nel sito di Ferrara la produzione viene garantita attraverso lo stoccaggio di materie prime rifornite via nave. A Brindisi, grazie a un’efficiente rete logistica e alla presenza di serbatoi di stoccaggio, una soluzione analoga sarebbe perfettamente praticabile.

Richiesta di garanzie

La Fialc Cisal chiede quindi a Lyondell Basell di esplorare strategie alternative per garantire la continuità produttiva. Tra queste, l’acquisizione del cracking che Versalis metterà in conservazione nelle prossime settimane, oppure l’adozione di nuovi piani di trasformazione industriale in linea con le sfide attuali.
«Questo sarebbe un segnale di responsabilità nei confronti dei suoi dipendenti e del territorio brindisino, che per oltre trent’anni ha contribuito ai profitti della multinazionale – afferma il sindacato – Temiamo, invece, che Lyondell Basell stia costruendo un alibi per abbandonare progressivamente il sito e giustificare dolorosi licenziamenti collettivi».

La Fialc Cisal chiede risposte immediate e concrete per garantire un futuro industriale al sito di Brindisi, evitando ricadute drammatiche sull’occupazione e sull’economia locale.

La difesa di Eni

Nel frattempo giunge da Eni Versalis una nota con cui l’azienda si “smarca” dalle accuse di aver provocato a catena queste situazioni: «In merito alle notizie che attribuiscono al piano di trasformazione di Versalis la responsabilità di possibili “chiusure a catena” nel sito industriale di Brindisi – scrive l’ufficio stampa di Eni – si precisa che le eventuali decisioni di altre aziende del territorio sono esclusivamente attribuibili alla responsabilità delle stesse.

Eni e Versalis respingono le tesi secondo le quali tali decisioni possano essere conseguenza della fermata dell’impianto cracking, in quanto i coinsediati potranno approvvigionare da mercato le materie prime sfruttando la logistica messa a disposizione da Versalis, anche a prezzi più vantaggiosi e da diverse aree geografiche del mondo, come di fatto già avviene per buona parte delle forniture di tali prodotti in Italia. Inoltre, si escludono ulteriori eventuali impatti, dal momento che anche i servizi di sito rimarranno operativi e a disposizione delle aziende coinsediate».

E proprio sulla questione delle garanzie legate alla chiusura del cracking, oggi pomeriggio ci sarà a Bari una riunione che la Regione ha convocato con le sigle sindacali per fare il punto sul protocollo che proprio la Puglia e la Cgil non hanno sottoscritto a Roma.

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BAT Persone Storie

Dalla Puglia al Mondo per difendere l’istruzione, Maria Paradies: «Così aiuto i bimbi in zone di guerra e crisi» – L’INTERVISTA

L’educazione a livello globale non sta vivendo un periodo positivo: è dei giorni scorsi la notizia del taglio del 92% dei fondi, voluto dall’amministrazione Trump, sui progetti di sviluppo finanziati da Washington soprattutto in Africa e Oceania, che sta avendo un impatto catastrofico sulla vita di milioni di persone così come su migliaia di posti di lavoro nei Paesi nei quali quei programmi erano stati avviati e in tutto il mondo. Maria Paradies, nata e cresciuta ad Andria e ora con base a Torino perché ha vinto un dottorato all’università di Ginevra, ha passato anni a lavorare per le organizzazioni internazionali come ONG, UNICEF, Commissione Europea – DG ECHO, approfondendo in particolare l’impatto che guerre e disastri hanno in campo scolastico e formativo in tutto il mondo: Brasile, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Etiopia, Italia, Iraq, Giordania, Kenya, Madagascar, Mozambico, Niger, Filippine, Senegal, Sudan del Sud, Sri Lanka, Uganda.

Qual è il campo di ricerca attuale?

«Il campo di ricerca resta sempre quello dell’educazione in situazioni di emergenza e di crisi protratte: conflitti, disastri naturali, pandemie e crisi irrisolte che durano decenni, tanto per spiegarci. Al momento la mia ricerca per il dottorato vuole approfondire i temi legati all’inclusione dei rifugiati nei sistemi educativi nazionali. In particolare vado a “zoommare” su l’educazione per i rifugiati: cosa significa educazione in emergenza, quando è nata come un campo di ricerca».

Quali sono le ripercussioni delle decisioni del Governo americano guidato da Donald Trump?

«La recessione finanziaria nell’assistenza umanitaria è già iniziata qualche anno fa: le crisi sono tantissime e sempre di più, i bisogni in crescita in giro per il mondo e i donatori hanno iniziato a ridurre il loro contributo a livello globale, soprattutto i principali donatori che sono Stati Uniti, Paesi Bassi, Germania, Gran Bretagna e altri Paesi europei. Certamente le misure di Trump e lo smantellamento di UsAid hanno avuto delle conseguenze catastrofiche. Dal punto di vista proprio umano, hanno avuto un impatto incredibile sulle popolazioni vulnerabili e colpite dalle crisi perché tanti dei servizi essenziali sono stati interrotti mettendo milioni di vite a rischio.

Questo funding freeze ha un impatto sulle popolazioni che vivono in situazioni di crisi emergenze ma anche sulle organizzazioni che svolgono e implementano progetti, programmi per supportare queste popolazioni, e poi tutta la catena che c’è nel sistema umanitario. Non dobbiamo dimenticare che nel 2024 i finanziamenti degli Stati Uniti all’assistenza umanitaria rappresentavano quasi il 42% dei contributi globali: le persone nelle ultime settimane sono state letteralmente mandate a casa da un giorno all’altro, i contratti sono stati cancellati per le organizzazioni, per i contractors, per i consulenti come me, per non parlare poi delle persone che beneficiavano dei servizi sostenuti e implementati grazie ai fondi americani che da un momento all’altro si trovano senza nulla».

Qual è la situazione dell’educazione e dei finanziamenti dedicati nel mondo?

«Siamo di fronte a numeri spaventosi, con l’idea che dietro le cifre ci sono persone con diritti come tutti gli altri: al momento sono più di 120 i conflitti attivi a livello mondiale, secondo le stime dell’ICRC. Un report dell’Onu parla di 234 milioni di bambini e bambine che vivono situazioni di crisi in tutto il mondo: 3 anni fa erano “solo” 200 milioni. Quasi il 40% sono “fuori dalla scuola”, non hanno accesso a nessun tipo di apprendimento. C’è il caso di Gaza, dove è in atto un vero e proprio “scolasticidio”, un annichilimento del sistema educativo: al momento l’88% delle strutture scolastiche hanno bisogno di interventi strutturali seri, e oltre 658 mila bambini non hanno avuto la possibilità di usufruire di formazione dall’ottobre 2023. Ma anche le crisi climatiche stanno crescendo e con esse le chiusure delle scuole per il troppo caldo: potrebbe tranquillamente succedere anche in Puglia.

L’educazione life saving è sempre il settore meno finanziato di tutti in emergenza perché c’è questa idea che i settori critici siano naturalmente quello alimentare, della salute, dello shelter, del wash. L’educazione è però “salvavita” per una serie di motivi: perché protegge, perché crea il senso di routine, perché aiuta con il supporto psicosociale, perché nei centri temporanei di apprendimento o nelle scuole – se ci sono – durante i primi mesi in seguito a un’emergenza si fanno tante campagne di sensibilizzazione. Per esempio noi in Iraq facevamo formazione per fare riconoscere ai bambini i pezzi di artiglieria inesplosi. In più attraverso i programmi educativi si imparano i life skills: gestire le emozioni, socializzare, risolvere i problemi ma anche competenze pratiche come riconoscere e non toccare mine antiuomo, non bere l’acqua che non è potabile, lavarsi le mani dopo aver fatto i propri bisogni per non prendere colera e via».

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Attualità Italia

Brindisi, Cgil e Regione non firmano protocollo «a scatola chiusa» su Versalis

Un tavolo ad altissima tensione, quello convocato per ieri dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) su indicazione del ministro Adolfo Urso per il futuro di Versalis: durante l’incontro, svoltosi a Palazzo Piacentini, il ministro ha presentato una bozza di protocollo, definendolo un esempio virtuoso di politica industriale che potrebbe diventare un modello di riferimento per le relazioni sociali e per la gestione della transizione ecologica e digitale.


Ma Cgil e Regione Puglia, rappresentate rispettivamente da Pino Gesmundo e Leo Caroli, hanno rifiutato di sottoscriverlo ottenendo una sospensione del tavolo, per poter avere il tempo di studiare le carte arrivate praticamente «a scatola chiusa».

Il piano

Il piano industriale presentato da Eni per Versalis prevede un investimento di 2 miliardi di euro in nuove piattaforme tecnologiche, con l’obiettivo di garantire competitività, mantenere l’intensità industriale e occupazionale e coinvolgere al massimo l’indotto locale. Il ministro Urso ha evidenziato le iniziative previste nei vari poli industriali: in Sicilia, con la realizzazione di una bioraffineria per la produzione di diesel rinnovabile e carburante sostenibile per aerei (SAF), oltre al riciclo chimico delle plastiche; a Brindisi, con la creazione del più grande impianto di accumulatori del Paese.

Le garanzie

Ma proprio sulla questione gigafactory è intervenuto il presidente Comitato regionale pugliese per il monitoraggio del sistema economico produttivo e delle aree di crisi (SEPAC) Leo Caroli: «Durante il tavolo, hanno “tirato fuori” una bozza di protocollo che volevano si firmasse lì stesso senza averlo potuto analizzare. Abbiamo allora chiesto una sospensione per poterlo emendare: se non c’è differimento nella chiusura del cracking, io ho chiesto che nel testo vengano esplicitati gli impegni della salvaguardia occupazione dei lavoratori di Versalis, dell’indotto, della filiera e dell’indotto della filiera.

Le Regioni che avevano avuto il testo in anticipo hanno osservato che mancavano le garanzie e che non era chiara l’espressione “salvaguardia dell’intensità della produzione”. Ma che significa?
La Regione Puglia non è assolutamente contraria alla gigafactory, ma non capiamo perché non si faccia prima il nuovo impianto e poi si chiuda il cracking. Come possibile mediazione avevamo proposto di rimandare la chiusura del cracking: se la chimica è strategica, come dice il ministro, perché si chiudono gli impianti? E se poi la Regione Puglia non dovesse firmare il protocollo? In assenza di tutele potremmo decidere di non farlo».


Dello stesso tenore le dichiarazioni di Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia: «Una grande confusione, gestita con grandi tensioni. Ci siamo riservati di analizzare il testo e di produrre emendamenti. Ma possiamo dire da subito che non lo condividiamo: non ci sono vere garanzie occupazionali, si fa solo finanza e nessun intervento sul piano delle garanzie industriali e lavorative».

Le altre sigle

Le altre sigle invece non hanno condiviso l’atteggiamento prudente di Cgil e Regione Puglia. «Dopo sei mesi di intenso confronto con Eni, tavoli politici e tecnici, abbiamo firmato convintamente il protocollo d’intesa sul piano di trasformazione Versalis, perché siano salvaguardate l’intensità industriale e occupazionale dei siti produttivi di Brindisi, Priolo e Ragusa», ha dichiarato Nora Garofalo, segretaria generale nazionale Femca Cisl al termine dell’incontro al Mimit.


«Sottoscrivere il protocollo d’intesa tra noi ed Eni Versalis in sede ministeriale significa agire con responsabilità per garantire al settore investimenti, intensità industriale ed i livelli occupazionali», ha detto Daniela Piras, segretaria generale Uiltec. «L’impianto di cracking della realtà pugliese verrà intanto messo in conservazione, in attesa di condizioni di mercato utili alla sua rimessa in servizio».

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Brindisi Persone Storie

La storia di Bilal, dal Pakistan a Mesagne per “realizzarsi”: «Ero clandestino, ora ho un atelier»

A Mesagne, dove ha inaugurato l’estate scorsa il suo nuovo atelier di abiti da sposa e cerimonia per uomo e donna, Bilal Muhammad, 32enne pakistano, vive da più di quattro anni. Ha scelto questa cittadina del brindisino come casa, acquistando un’abitazione vicino al centro storico, dove tutti lo hanno accolto con grande benevolenza: «Quando ho chiuso la mia prima attività a Brindisi, volevo capire dove vivere. E intendo proprio vivere, perché non credo nell’idea che si debba scegliere solo in base ai soldi. Io cerco altro, cerco il calore, l’empatia, lo stile di vita che ho trovato solo in Puglia. Ho viaggiato per tutta Europa, ma sono tornato a Mesagne».

Un lungo viaggio

La sua storia attraversa Iran, Turchia, Azerbaijan, Albania, Grecia e Macedonia, poi Roma, Milano e Brindisi. Ma le sue origini sono in Pakistan, a Karachi, una delle megalopoli più estese al mondo, dove la sua passione per la sartoria ha avuto inizio. Il padre, per tenerlo lontano dai guai dopo la scuola, lo ha educato all’arte del cucito fin dall’età di otto anni. , non solo per cucire tessuti, ma per ricucire il proprio destino. Ogni punto, ogni taglio, ogni nuova creazione rappresenta un passo avanti nel suo percorso, un filo invisibile che lega il passato alle ambizioni future. Dalla piccola sartoria di famiglia in Pakistan al suo atelier in Italia, Bilal Muhammad ha trasformato la sua arte in una missione, intrecciando sogni e speranze in ogni abito che realizza.

Un percorso durissimo

L’arrivo in Italia non è stato semplice. Bilal è giunto nel paese da irregolare, dopo un viaggio durissimo e pericoloso. Ha attraversato la Siria e la Grecia lavorando in diversi settori per mettere da parte i soldi necessari per il viaggio. In Italia è sbarcato a Otranto, trovando accoglienza nel centro di Restinco. Proprio lì ha ripreso a esercitare la sua arte sartoriale, realizzando piccoli lavori per gli ospiti del centro e gli operatori. Questo gli ha permesso di acquistare una vecchia macchina da cucire e di mantenersi autonomamente.

La nuova vita

A Brindisi dal 2012, nel 2018 ha aperto una piccola attività di riparazioni, il “Fashion B-Style”, e poi ha deciso di fare un passo avanti con un proprio marchio. Nascono così Atelier Katalìa per l’abbigliamento femminile e Sartoria Balzani per quello maschile, e un punto vendita nuovo, con un’ampia vetrina e spazio per il parcheggio a Mesagne, dove già abitava. «Non voglio vendere abiti di altri stilisti, voglio creare qualcosa di mio, come ho imparato dalla mia famiglia. Poi qui in Italia, soprattutto in Puglia, l’attenzione nei confronti dei matrimoni è altissima: io però scelgo di distinguermi, di creare qualcosa di davvero unico, e la collezione di quest’anno sta già riscuotendo tantissimo successo. Le spose vengono attratte non dal solito pizzo tradizionale, ma dall’idea di novità, di freschezza, di cambiamento che porto nei miei abiti, una promessa d’amore cucita con sogni, speranze e felicità».

Agli abiti da sposa si aggiungono quelli da cerimonia: «Molte ragazze vengono a chiedere creazioni personalizzate per le feste di 18 anni, in base alle possibilità economiche: il lavoro non manca mai».

Il progetto del franchising

Bilal vuole anche espandere la sua impresa e creare un franchising da esportare in tutta Europa e oltre: «Ho visitato la Danimarca, la Germania, tanti Paesi del Nord. Le possibilità economiche lì non mancano, ma vorrei creare un franchising, una “catena” di montaggio per produrre gli abiti disegnati da me con operai locali. Per il momento sto consolidando l’attività in Italia, ma sono disposto a fare un salto di qualità».

Per la vita, invece, la Puglia è la scelta “definitiva”: «Da 14 anni in Italia, ho viaggiato in lungo e in largo per tutta Europa alla ricerca del luogo ideale in cui costruire il mio futuro. Ho vissuto in grandi città e piccoli centri, esplorando culture diverse e confrontandomi con realtà sempre nuove. Tuttavia, nessun posto mi ha fatto sentire a casa come la Puglia. Qui ho trovato non solo un’accoglienza calorosa, ma anche l’opportunità di esprimere al meglio la mia passione per la sartoria e di costruire qualcosa di mio».

La cittadinanza

Solo un pezzo di carta, il più importante, si frappone tra Bilal e la piena felicità: la cittadinanza italiana, per riunirsi alla sua famiglia dopo quindici anni di separazione. «Sto aspettando ma tra qualche mese dovrebbe arrivare. Così potrei farli arrivare qui per lavorare con me, per condividere la mia gioia. La distanza è dura, mia madre soffre per la mia mancanza».

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Bari Persone Storie

Schizofrenia, lo studio dell’UniBa. Rampino: «Studiamo per anticipare la diagnosi e dare speranza» – L’INTERVISTA

Un importante passo avanti nella diagnosi precoce della schizofrenia è stato compiuto grazie a una ricerca italiana che ha identificato due biomarcatori nel sangue. La scoperta, pubblicata sulla rivista “Schizophrenia”, riguarda due amminoacidi le cui concentrazioni mostrano alterazioni significative ancora prima che la malattia si manifesti clinicamente.

Lo studio è frutto di una collaborazione tra diversi centri di eccellenza italiani: il Ceinge Biotecnologie Avanzate Franco Salvatore di Napoli, l’Università Aldo Moro di Bari, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari, l’Università Federico II di Napoli, l’Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e l’Università Luigi Vanvitelli della Campania.

Tra le menti che si sono dedicate al progetto, Antonio Rampino, Psichiatra e Professore Associato presso il Dipartimento di Biomedicina Traslazionale e Neuroscienze dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, impegnato anche nel campo della divulgazione scientifica.

Da dove nasce questo progetto?

«La schizofrenia è una malattia psichiatrica grave appartenente al gruppo delle psicosi, che compromette la qualità della vita dei pazienti in maniera importante e quasi sempre irreversibile. Le cause di questo disturbo, infatti, sono sostanzialmente sconosciute, il che rende la diagnosi precoce della malattia pressoché impossibile e limita le cure ai soli presidi sintomatici. Il nostro studio ha puntato all’identificazione di variazioni nella composizione in termini di aminoacidi coinvolti nella comunicazione tra neuroni, del siero circolante di individui a rischio di sviluppare il disturbo, di soggetti nella fase precoce della patologia e di individui con malattia conclamata. Lo scopo era quello di identificare potenziali biomarcatori precoci della malattia, in grado di migliorare la tempestività della diagnosi e dei relativi interventi».

Quali sono gli esiti della vostra ricerca?

«I nostri risultati mostrano che la concentrazione nel siero di alcuni aminoacidi coinvolti nella trasmissione tra neuroni del cervello, è significativamente differente tra soggetti a rischio di sviluppare una psicosi, individui al primo episodio di questa condizione ed in pazienti con una schizofrenia conclamata. Questi risultati non costituiscono certamente la prova definitiva dell’importanza di queste variazioni nel formulare una diagnosi precoce di schizofrenia, tuttavia gettano le basi per futuri studi volti a confermare il valore clinico dei nostri ritrovamenti».

Qual è l’importanza della divulgazione scientifica a proposito di questi temi?

«Spesso i disturbi psichiatrici gravi, di cui la schizofrenia è un esempio paradigmatico, sono percepiti come condizioni senza via d’uscita, pertanto comunicare gli sforzi che la ricerca medica compie per chiarire le cause di tali disturbi, evidenziando possibili strategie per la loro diagnosi precoce e per sviluppare trattamenti sempre più efficaci, costituisce un fondamentale messaggio di speranza per quanti, soprattutto tra pazienti e caregiver, sono quotidianamente esposti al dramma di una malattia mentale. In questo senso, la scienza dovrebbe sempre più sforzarsi di consegnare questo messaggio con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori».

Su quale aspetto continuerete a lavorare?

«Nel futuro continueremo certamente ad approfondire il ruolo tanto di fattori biologici, come quelli discussi in questo lavoro, quanto di fattori ambientali e delle loro reciproche interazioni nello sviluppo di disturbi complessi come la schizofrenia e le altre psicosi maggiori, con lo scopo di supportare la diagnosi clinica di queste condizioni con strumenti sempre più raffinati di medicina di precisione».

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Bari Cronaca

Rutigliano, appiccano un incendio nella scuola “Alpi-Montale”: «Un gesto ignobile»

«Come molti di voi sapranno, stanotte ignoti si sono introdotti all’interno dell’Alpi-Montale appiccando un incendio che, purtroppo, ha recato danni ad alcuni ambienti scolastici. Un gesto ignobile. Un atto vile che condanno con fermezza».

A denunciare l’ennesimo episodio di vandalismo a Rutigliano è il sindaco stesso, Giuseppe Valenzano, dai suoi profili social. «Ringrazio i Vigili del Fuoco – aggiunge il primo cittadino – per il celere intervento di questa notte e i carabinieri, impegnati nelle indagini. Rivolgo, all’intera comunità scolastica, un caloroso abbraccio. Siamo e saremo sempre al vostro fianco».

Verso la mezzanotte di ieri, infatti, alcuni giovani hanno notato un incendio divampare negli ambienti dell’Istituto Tecnico. Nel dettaglio, sono stati interessati dalle fiamme gli uffici di segreteria e della presidenza del plesso “Montale”. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco per sedare le fiamme e le forze dell’ordine.

Inciviltà diffusa

Ma i danni perpetrati all’istituto scolastico si sommano a quelli subiti da tanti altri edifici del paese, a leggere i commenti al post del sindaco: qualche giorno fa a essere colpito sarebbe stato il rosone in vetro che primeggia sulla facciata della chiesa della Madonna delle Grazie, con il masso utilizzato che è rimasto bloccato proprio tra i vetri.

Ancora, pannelli solari distrutti per il puro gusto di danneggiare l’altrui proprietà, disturbo della quiete pubblica con fuochi d’artificio ripetuti, bottiglie di vetro frantumate e abbandonate.

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Brindisi Cronaca

Offese e minacce a vicesindaca e assessora nel Brindisino: il paese cosparso di bigliettini

Gravi accuse e offese personali sono apparse nei giorni scorsi a Torchiarolo, attraverso bigliettini sparsi in diverse zone del paese, alcuni addirittura davanti alle scuole. I messaggi diffamatori, scritti a penna, prendono di mira la vicesindaca Michela Tommasi, l’assessora alla Cultura e alla Pubblica istruzione Paola De Masi e l’amministratore parrocchiale don Antonio De Nanni.

I biglietti incriminati

I bigliettini, circa un centinaio, contengono accuse infamanti e totalmente infondate, che fanno riferimento a presunte collusioni con la mafia, offese personali, soprattutto nei confronti dell’assessora De Masi, e fantomatiche relazioni extraconiugali.

I diretti interessati hanno immediatamente sporto denuncia presso la locale caserma dei carabinieri, che hanno avviato le indagini per risalire agli autori del gesto. Al momento, la matrice dell’atto intimidatorio rimane ignota.

La condanna del sindaco

Il sindaco Elio Ciccarese ha condannato fermamente l’episodio, definendolo un atto vile e inaccettabile. «Le autorità competenti – annuncia sui social – sono a lavoro per risalire all’autore di un gesto tanto vile quanto grave, non solo verso le persone direttamente coinvolte, ma anche verso la parte integra e onesta del nostro paese. Intanto, vicinanza e solidarietà, con la convinzione che chi opera nell’interesse della comunità non dovrebbe mai fare i conti con la pochezza di gesti codardi e infamanti come quello verificatosi a Torchiarolo».

Le reazioni

L’episodio ha suscitato profonda indignazione nell’intera comunità di Torchiarolo. Cittadini e associazioni hanno espresso solidarietà alle figure colpite, definite unanimemente “tre brave persone”, condannando fermamente l’atto diffamatorio. «Scrivere biglietti anonimi scredita più l’anonimo che la persona danneggiata. Quando si ha qualcosa da dire si va nelle apposite sedi. Non si infangano le persone in questo modo», dicono i cittadini.

«Continuo a lavorare sempre a testa alta e con il sorriso che mi contraddistingue ricordando a tutti, soprattutto a chi ha compiuto questo gesto, che la vita è bella sempre e comunque e che dovremmo imparare a godercela senza infangare gli altri!», scrive la vicesindaca Tommasi, una delle dirette interessate.

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Bari Cronaca

Arrestato e condannato in Spagna, i giudici negano l’estradizione per un 27enne di Monopoli

Un caso giudiziario internazionale si conclude con una decisione della Corte d’Appello di Bari, che ha rifiutato la richiesta di estradizione avanzata dalla Spagna nei confronti di un 27enne di Monopoli, condannato nel paese iberico per traffico di droga. La sentenza stabilisce che l’uomo sconti la pena in Italia, dove risiede stabilmente con la sua famiglia.

L’arresto e la condanna

Il giovane monopolitano fu fermato il 15 gennaio 2020 alla Stazione del Nord di Barcellona, dopo essere sceso da un autobus proveniente da Algeciras, in Andalusia. Durante un controllo, la polizia trovò nel suo bagaglio quasi 10 chili di droga, tra hashish e marijuana confezionata in involucri, oltre a 3.600 euro in contanti, ritenuti provento dello spaccio. Arrestato in flagranza, ottenne la scarcerazione in attesa di processo e fece ritorno in Italia.

Nel marzo 2021, il Tribunale catalano lo condannò a 3 anni e un giorno di reclusione e al pagamento di una multa di 60 mila euro. La sentenza divenne definitiva a giugno dello stesso anno, ma il giovane rimase in Italia fino alla recente richiesta di estradizione avanzata dalla Spagna.

La richiesta di estradizione

A novembre 2024, le autorità spagnole emisero un mandato di arresto europeo per l’esecuzione della pena. Il 27enne è stato arrestato dalla polizia italiana a Monopoli il 31 gennaio 2025, finendo in carcere. Durante l’udienza di convalida, assistito dagli avvocati Michele Mitrotti e Giuseppe Massari, ha chiesto di poter scontare la pena in Italia, evidenziando il suo legame con il territorio: è incensurato, residente a Monopoli, lavoratore presso un’azienda agricola e padre di due figli piccoli.

Infatti, mentre aspettava la sentenza, è rimasto agli arresti domiciliari continuando solo la sua attività lavorativa.

La Corte d’Appello di Bari

Dopo un’accurata valutazione, i giudici della Corte d’Appello di Bari, presieduti da Rosa Calia Di Pinto, hanno respinto la richiesta di estradizione, stabilendo che la pena sarà eseguita in Italia. La decisione si basa su principi giuridici ribaditi recentemente anche dalla Corte Costituzionale, secondo cui il rifiuto facoltativo della consegna è previsto per le persone saldamente radicate nel territorio dello Stato, al fine di garantire migliori opportunità di reinserimento sociale.

Secondo l’avvocato Mitrotti, la sentenza rappresenta una valutazione attenta e approfondita della situazione personale e familiare del 27enne, riconoscendo il diritto a scontare la pena nel proprio paese, in un contesto che favorisca la sua futura riabilitazione.

Questa vicenda evidenzia l’importanza delle valutazioni individuali nei casi di estradizione, dove la giustizia deve bilanciare il rispetto delle sentenze straniere con la tutela dei diritti dei cittadini. La decisione della Corte d’Appello di Bari conferma l’orientamento della giurisprudenza italiana nel privilegiare il reinserimento sociale e familiare dell’imputato. Resta ora da vedere come verrà gestita l’esecuzione della pena.

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Bari Cultura e Spettacoli

Putignano, il maltempo non ferma il carnevale: via alla “sovversione”

«La sovversione ha preso forma ed è stato straordinario! I 7 grandi carri allegorici del Carnevale di Putignano 2025 si sono svelati in tutto il loro splendore. Sette visioni di sovversione, sette storie scolpite nella cartapesta che hanno lasciato tutti senza fiato». Il maltempo, soprattutto la pioggia, non ha fermato il primo appuntamento del grandioso Carnevale di Putignano: per le strade della città, hanno sfilato come da programma i carri allegorici famosi in tutto il mondo.

Il tema

La stella filante è la mascotte dell’edizione 2025 del Carnevale di Putignano, un’edizione dedicata al tema della sovversione. La stella filante, simbolo di libertà e imprevedibilità, rappresenta perfettamente lo spirito ribelle e gioioso del Carnevale. Tuttavia, la Fondazione del Carnevale di Putignano aveva già rassicurato tutti: Farinella, la maschera tradizionale, rimarrà sempre la protagonista indiscussa, custode della storia e delle tradizioni seicentesche della manifestazione. La sua figura è legata alla tradizione agricola locale e alla “farinella”, una farina di ceci e orzo tostati tipica della zona.

Il voto tramite app

La Fondazione del Carnevale di Putignano ha annunciato una grande novità per l’edizione 2025: l’introduzione di un sistema di voto popolare. Sia i visitatori che i residenti potranno esprimere la propria preferenza tramite una app, che diventerà anche uno spazio di interazione tra il pubblico e la Fondazione. Inoltre, alle tradizionali Propaggini, con la giuria di esperti, si aggiungeranno 10 cittadini maggiorenni, estratti a sorte dall’anagrafe nei prossimi giorni. Il loro voto, insieme a quello dell’app, conterà per il 20% del risultato finale, dando così voce alla volontà popolare.

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